SA BATALLA

06.07.2017

Sa Batalla continua a Sardara 

Sa batalla di Sanluri è uno degli eventi che ha segnato il corso della storia dei sardi. La storia non è fatta di se e di ma, ma non possiamo fare a meno di chiederci quale corso avrebbe seguito se in quella maledetta battaglia le cosa fossero andate diversamente.
Siamo nel 1408, i rapporti tra la corona di Aragona e quella di Arborea sono oramai compromessi, questi ultimi sono accusati di tradimento perché non accettano il ruolo di vassalli, non si piegano al loro volere, anzi piano piano conquistano quasi tutta l'isola ad esclusione fondamentalmente del castello di Cagliari ed Alghero. L'Aragona deve conquistare la Sardegna già formalmente concessa nel 1297 da Papa Bonifacio VIII a Giacomo II di Aragona con la creazione del Regnum Sardiniae et Corsicae. Dopo il vano tentativo di risolvere la questione diplomaticamente La corona di Aragona decide di passare alle armi. Nel 1408 Martino Il giovane re di Sicilia ed unico erede al trono della Corona di Aragona sbarca al porto di "Cagliari" con 150 navi ed un potente esercito fatto di 3.000 cavalieri e 7.000 fanti. Nel giugno del 1409 muove con l'esercito alla volta di Sanluri dove è acquartierato l'esercito nemico. Mariano IV, la figlia Eleonora e suo marito Brancaleone Doria sono morti, Guglielmo III visconte di Narbona è incoronato re. Il suo esercito è molto più numeroso, ma meno organizzato e armato rispetto a quello nemico, è composto da 20.000 soldati tra fanti e arcieri genovesi. 

Prima di giungere a Sanluri i siculo-aragonesi passano a Villa di Chiesa (Iglesias) e a Quirra per evitare interferenze nel conflitto. Hanno seguito il fiume per assicurare l'acqua a uomini e cavalli. E' Il 29 di giugno, sono accampati nelle vicinanze del grande stagno (oggi prosciugato) a pochi chilometri da Sanluri, forse non sanno del pericolo della zanzara portatrice di malaria! Il caldo si fa sentire. Oramai la battaglia è nell'aria, il suo esito deve essere tale da far passare ai sardi una volta per tutte le ambizioni di indipendenza: i soldati sono debitamente arringati. Che si sappia chi è il padrone! Nonostante il caldo sono i brividi di freddo a far sudare i corpi! 
"Nostra Sennora mia", un'altra battaglia, mio Dio, che ne sarà di noi! Potrà mai tornare mio marito? Chi lavorerà la terra, chi seminerà, chi mieterà il grano? Chi penserà ai nostri figli? Che Dio abbia pietà di noi! Dio, ti prego fai che i nostri mariti ritornino! E' il 30 di giugno, è caldo! Il tempo irreale dell'attesa è sospeso avvolgendo e ovattando ogni cosa. Ansia angosciante per l'inevitabile!"
Gli eserciti sono schierati e pronti. Solo l'accordo dell'ultima ora tra i due sovrani può evitare la tragedia! Tutto inutile! E' guerra! Guerra! Già dalle prime schermaglie si nota la grande differenza tra i due eserciti. 

Si affrontano come furie "in su bruncu de sa batalla". In non si sa quanto tempo gli aragonesi riescono a dividere in due fronti l'esercito sardo. Il grosso si dirige verso il fiume dove è schiuso dal fiume da un lato e dal pendio de "su bruncu", dall'altra. Combattono, i sardi si difendono con la forza della disperazione. Ma il nemico è più forte! E' una strage! A migliaia cadono infilzati dalle spade nemiche e calpestati dai cavalli. Il sangue misto a sudore impregna l'aria, le urla disperate riecheggiano in quel luogo di dolore. E' un'ocidroxu, una mattanza! E' ancora così che è tristemente conosciuto IL luogo.
L'altro troncone dell'esercito sardo si dirige verso Sanluri per cercare protezione nel castello: Salvi!... NO! Gli aragonesi vogliono dare una lezione esemplare, a scramentu! Conquistano il castello, come agnelli passano a fil di spada tutti gli uomini: soldati e civili; le donne sono fatte schiave e vendute come bestiame. Manco il borgo si salva dalla terribile bardana: saccheggi, violenza e morte.
Guglielmo III con l'altra parte consistente dell'esercito si dirige verso il territorio di Sardara e trova scampo nel fortezza del castello di Monreale. Questa non è facile da espugnare. Il re sardo è salvo. Ma la battaglia è perduta! Tutto è perduto!
Come una nuvola di fumo portata via da una forte folata di vento, così svanisce il sogno di libertà dei sardi che da allora passano da un dominatore all'altro malgrado lo status di Regno di Sardegna. E' la fine di 500 anni di una Sardegna indipendente. Rimangono i cadaveri buttati e calpestati in s'ocidroxu, il sangue, le mosche, il caldo, gli altri morti sepolti e no del castello e del borgo. Le vedove, le madri che piangono figli e mariti! Qualcuna ancora spera che almeno il marito si sia salvato: "fadei-mì sa gràtzia Nostra Sennora mia, po s'amori de Deus! Chini at a pensai a fillus mius!" Ma nemus at a torrai prus, sceti disisperu e mancu su cunfortu dolorosu de una tumba anca prangi..."

Una pagina di storia dimenticata fino a non molti anni fa, nascosta, rubata ai sardi. Nessun libro di scuola infatti, incredibilmente, ne ha mai parlato. Un popolo che non conosce il suo passato non potrà avere alcun futuro: perché un ... 

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